QUINTO STATO

I LAVORATORI DELLA CULTURA

Sono un grafico, socio professionista senior dell’Aiap e quello che segue è l’impegno per poter continuare a fare il mio lavoro.

Noi siamo il Quinto Stato
Nel 2011, in piena crisi economica, sociale e da tempo culturale, alcune principali città italiane come Milano, Palermo, Napoli, ma soprattutto la capitale, Roma, è stata il crocevia dei movimenti dei lavoratori della conoscenza. L’occupazione del teatro Valle il 14 giugno scorso è una delle punte più avanzate di un sommovimento sociale in un settore popolato da almeno 240 mila persone (le statistiche risalgono al 2008), cioè coloro che lavorano con la partita Iva, con i contratti di collaborazione, svolgono un lavoro nello spettacolo, nella consulenza, nella formazione, nella ricerca, nel commercio e nell’intermediazione, considerando anche la fortissima presenza delle comunità immigrate che lavorano nelle micro-imprese, nel lavoro domestico o di assistenza.
Si rivendica una politica delle tutele e dei diritti fondamentali a favore degli intermittenti, degli autonomi e dei precari, oltre che della gestione condivisa dei beni comuni.
Si rivendica il diritto del lavoro quale diritto di cittadinanza sancito nella costituzione.
Si rivendica l’uguaglianza, con le altre forme di lavoro, di trattamento assistenziale e previdenziale.
Si rivendica la necessità di lavorare insieme in spazi condivisi perché il nostro lavoro è interdipendente e nel processo culturale di creare beni intangibili concorrono più capacità e risorse professionali complementari.
Lo spazio é un bene pubblico in grado di generare, in quest’ottica ricchezza e non, lasciato appositamente deperire, luogo di speculazione immobiliare a profitto dei privati.
Si rivendica che è arrivato il momento di organizzarsi e di iniziare a rappresentare un vuoto sociale e politico.
Struttura portante di questa community, che cerca di unire, attraverso l’accomunanza dei diritti negati, diverse categorie professionali, è il libro La furia dei cervelli, di Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli. Il libro manifesto, dedicato al Teatro Valle Occupato, è una prima occasione per interpretare queste rivendicazioni e pone un’altra urgenza: la necessità di costruire una, cento, mille coalizioni del lavoro indipendente che riescano a declinare l’esigenza della giustizia sociale, insieme alla creazione di un modello per l’auto-governo delle professioni, della vita sociale ed economica, all’insegna dei “beni comuni”.
La prima ufficializzazione pubblica del quinto stato è avvenuta ad incontro pubblico a Roma, Porta Futuro il 19 dicembre del 2011.

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