PAGNE: FORMA E COLORE

UNA STORIA DI APPROPRIAZIONE CULTURALE

I pensieri di un uomo sono il suo regno.” (proverbio africano)

Pagne deriva dallo spagnolo pano (panno). Questo termine viene utilizzato, a partire dal XVII, per indicare l’indumento annodato intorno alla vita nell’Africa sub-sahariana.
È il taglio di tessuto a forma rettangolare (dim. cm.160-180×120), di una straordinaria varietà di disegni e di colori. Viene utilizzato come gonna, toga, sciarpa, velo, turbante, fascia porte-enfant, coperta, etc.. Quello più diffuso è quello di cotone e realizzato industrialmente wax-print o african print. Le donne lo considerano un grande valore e un’espressione “autentica” dell’identità femminile urbana africana. La maggior parte dei pagnes in circolazione nei mercati africani sono di provenienza europea e asiatica.

L’african print ci pone di fronte ad un processo di costruzione dell’autenticità “per appropriazione” e ad una capacità d’invenzione culturale che sfrutta i meccanismi di ibridazione e del collage. Le origini risalgono alle importazioni delle cotonate indiane dall’Asia e dall’Europa. Vennero introdotti come batik-pagnes attraverso i soldati del Ghana, in servizio nell’esercito olandese, nell’isola di Giava (1855-72). Il cotone è grezzo e tinto in filo o immersione. I materiali tintori pre-industriali sono organici, erbe e cortecce: noci di cola per il giallo, antracite per il nero, foglie di indigo ferra tinctoria per il blu. Le stoffe sono decorate direttamente con paglia, bambù o attrezzi di metallo, oppure con il sistema più raro adinkra, con tamponi intagliati nella zucca.
Al batik segue il tessuto stampato industrialmente il wax-print o dutch print messo in produzione dalla società olandese Vlisco. Si tratta di un procedimento di “tintura con riserva” mediante applicazione di cera. Dal primo ‘900 il prodotto tessile africano si identifica con il wax o wax-print.

Il pagne è oggetto di valutazione estetica segno di prestigio e strumento di seduzione presso le donne. In molti contesti è l’indumento base del vestiario femminile. È l’aggressiva vitalità dei suoi motivi variopinti a dominare i mercati abbinanta alla sua contraddistinzione sociale. Portare il pagne è un’arte: richiede una padronanza dei gesti per avvolgerlo, sistemarlo o per annodarlo sul corpo. Si tratta di una gestualità ostentativa, graduata in relazione al significato e al valore del tessuto portato. Il linguaggio dell’abbigliamento e il fenomeno della moda, per le loro implicazioni psicologiche, sociologiche e culturali sono in stretta relazione con il linguaggio del corpo. Tutto ciò trasmette informazioni precise su appartenenze, qualità, condizioni, ruoli sociali, pensiero, etc..

I proverbi e le espressioni delle stoffe si ispirano alla vita di ogni giorno, alla saggezza popolare, ai media. Un analisi fatta su 32 tessuti più venduti il tema della relazione uomo-donna compare 25 volte contro 3 volte della salute. La parola più frequente è femme (7 volte) e marriage (3 volte).

Manifesto Vlisco:
Noi siamo un movimento globale di consumatori, cantastorie, moda, designer e blogger uniti dalla convinzione che ogni prodotto Vlisco è collegato a una storia.
01_Ogni prodotto ha un nome: I tessuti Vlisco non sono nominati da Vlisco, ma dai consumatori. Tuttavia, non tutti i tessuti hanno un nome (o non ancora). I numeri non parlano della gente, e quando si tratta di moda e abbigliamento, riteniamo che la tradizione dei nomi deve vivere.
02_Ogni nome è legato ad una storia: I tessuti Vlisco hanno spesso un significato ad essi connessi. Attraverso le storie si facilita la condivisione di conoscenze, sentimenti, emozioni ed esperienze e la tradizione di origine.
03_Ogni storia vuole essere ascoltata: Aiutaci a trovare le storie che si svolgono nel mondo intorno a tessuti, le sue immagini e i suoi colori.
04_Ogni storia è unica: Le storie iniziano anche quando un tessuto arriva al mercato, al negozio o a casa, sia in Africa o in altre parti del mondo. Incoraggiare le persone a raccontare la propria storia personale.

 

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