Bestiario dei pesci impossibili

Poetica della metamorfosi

Poetica della metamorfosi:
Atlante generativo di pesci tra ai, colore, materia e linguaggio.

Bestiario dei pesci impossibili è un progetto di sperimentazione con l’intelligenza artificiale che assume la forma di un atlante in progress. Non nasce per imitare la biologia e non cerca l’effetto decorativo. Mette alla prova un’idea più sottile: l’immagine può comportarsi come un testo poetico, e la forma può essere il risultato di una metamorfosi guidata.

La poetica della metamorfosi è il suo principio operativo. Ogni “specie” non è un personaggio, ma un passaggio di stato. La materia cambia natura, il linguaggio diventa corpo, il colore si comporta come sostanza. L’ai, qui, non è un fine. È un ambiente di trasformazione. Genera possibilità, apre biforcazioni, accelera mutazioni. Il progetto però si compie altrove: nella direzione e nella scelta. Soprattutto nella capacità di riconoscere quando una forma smette di essere casuale e diventa necessaria.

Il cuore del lavoro è il rapporto tra nome e forma. Il nome non arriva come etichetta: arriva come invocazione. È una soglia semantica che orienta l’immagine e la costringe a trovare coerenza. Stabilisce un pigmento possibile, suggerisce un’energia, impone un ritmo compositivo. Così la figura non “rappresenta” un pesce: lo fa accadere. Come accade una metafora, quando tiene insieme due mondi che non avrebbero dovuto toccarsi.

Dentro questo bestiario convivono registri differenti. Ci sono frammenti tipografici e lessicali, superfici cartacee e collage. Ci sono trasparenze che ricordano vetro o resina, innesti tecnici e filamenti. E poi tessuti e pieghe, bolle e perle cromatiche. Sono materiali reali o simulati, ma soprattutto stati percettivi. Ogni immagine lavora per stratificazione e per attrito. Tra organico e artificiale, tra precisione e deriva. Tra forma leggibile ed enigma.

La generazione produce molte strade, ma il senso nasce dalla selezione. Qui il progetto richiede un gesto editoriale. Trattenere ciò che possiede identità. Eliminare il superfluo. Far emergere una logica interna. Scegliere un equilibrio di luce, peso, densità, ritmo. È un lavoro di cura più che di produzione: non accumulare immagini, ma renderle necessarie.

Per questo Bestiario dei pesci impossibili resta volutamente aperto. Non è una collezione conclusa, ma una struttura capace di accogliere nuove metamorfosi. Ogni volta che cambia la materia guida, il pigmento immaginato o la regola compositiva, può emergere una nuova specie. In questa continuità sta la sua dimensione poetica. È un atlante che non registra ciò che esiste, ma ciò che potrebbe esistere, quando colore, materia e linguaggio vengono messi in stato di trasformazione.


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