FLATLAND

Carlo Caloro - work 2000-17

Sotto il titolo di Flatland sono riuniti i lavori di Carlo Caloro dal 2000 ad oggi.
Il titolo fa riferimento all’omonimo libro di Edwin A. Abbott, in cui l’autore affronta la natura relativa del vero e del falso, rivelando cosi l’illusione della realtà. Il libro funge infatti da modello per indagare le strategie umane attraverso l’arte, affrontando il tema delle verità relative e la condizione di convivere con delle domande per le quali non esistono risposte.
Il tema centrale dell’opera di Caloro è pertanto il conflitto con la cosiddetta realtà oggettiva, che nelle nuove immagini dell’artista viene affrontato con diversi mezzi formali. Le opere teorico-concettuali di Caloro sono rappresentative di idee e performance complesse, spesso di critica sociale. Nel suo caso, in primo piano non c’è il processo o l’elemento compositivo – e quindi l’esperienza visiva – ma piuttosto l’idea.
Caloro la rappresenta ricorrendo a video, fotografie, tabelloni, oggetti in plexiglass, ready-made e installazioni multimediali.
Il rapporto tra realtà, virtualità e identità è il punto di partenza da cui l’artista osserva e mette in discussione il nostro sistema sociale, ponendo al centro il rapido sviluppo della scienza e della ricerca, le difficoltà di comprensione a esso collegate e le eccessive pretese dei consumatori. Per le sue indagini, che ricordano ricerche scientifiche, l’artista utilizza diverse metodologie proprie del campo della matematica, dell’informatica, dell’economia, della biologia come anche della sociologia e della psicologia.
Caloro fa del contenuto di queste ricerche la sua strategia artistica. Di conseguenza, i suoi lavori sono spesso cifrati su più livelli, e mirano a far fallire l’osservatore in cerca di correlazioni plausibili all’interno delle opere. Ricorrendo a grafici e cromatogrammi, programmi per computer e formule matematiche, Caloro si appropria dei linguaggi con cui ci dobbiamo sempre più confrontare nel mondo multi-dimensionale contemporaneo, e da cui spesso siamo sopraffatti. Allo stesso tempo, l’artista accosta la natura logica e astratta della scienza alle sue esperienze personali e a un linguaggio visivo universalmente comprensibile. Gli autoritratti,i calchi di gesso dei suoi piedi, gli oggetti intimi dei suoi amici più cari, i disegni personali fino ai prodotti naturali come frutta e verdura sono collocati a fianco di tabelloni di carattere scientifico, codici genetici e grafici in plexiglass.
Jari Ortwig

Leave a Comment

Error: Please check your entries!
Back To Top