Attraverso il progetto Felicemente in Crisi siamo stati selezionati e inseriti nel volume Lazio Creativo: 100 storie di creatività – 2016 . Un volume per raccontare i giovani e le loro idee che presenta un sistema che sta crescendo in grandezza e soprattutto in capacità di coesione.  Un reportage narrativo e fotografico sulla creatività nel Lazio attraverso 100 progetti-storie di start up, singoli professionisti, progetti corali, luoghi, festival, manifestazioni, imprese selezionati da 10 esperti, 10 sezioni, 10 scrittori.

“ Come designer pensiamo che studiare, espandere e sviluppare una migliore conoscenza dei processi sociali e, una migliore gestione della vita sociale di ogni giorno, abbia un maggiore potenziale per il benessere dell’umanità. Il più grande potenziale di benessere sta nel trasformare, tutti noi insieme, modelli di convivenza sociale che favoriscono i sistemi di cooperazione e di umanitarismo.
Il progresso nella ricerca, mirante a fornire competenza e conoscenza di questi processi al pubblico, già sta portando importanti cambiamenti nell’economia e nella funzione della democrazia. Il nostro lavoro è anche questo processo: il progetto partecipativo.
Noi pensiamo che il ruolo del designer sia quello di creare infrastrutture (avvalendosi anche delle nuove tecnologie della comunicazione) in grado di creare incontro e conoscenza. Progetto partecipativo significa comunicazione allargata, il dialogo e la conversazione sociale, l’ascolto e l’interpretazione positiva dei bisogni individuali e collettivi.
Il progetto partecipativo, una volta messo in atto, interrompe i ragionamenti e le strutture gerarchiche e si concentra su ciò che sta attualmente avvenendo e di come viene messo in atto dalle azioni e decisioni della gente reale. La partecipazione nasce dalla soggettività. E la soggettività è una delle facce della pluralità. La partecipazione, come lotta per l’appartenenza, presuppone il gruppo, cioè la costruzione di idee e modelli plurali, che non possono nascere in altro luogo se non nelle comunità fatte di architetture, di persone, di lavoro e che riteniamo anche di sentimenti.
Noi designer crediamo che un luogo nello spazio con una partecipazione libera può essere la soluzione.
Noi designer crediamo nella condivisione del progetto per la valorizzazione delle risorse dei luoghi e soprattutto nel coinvolgimento di tutti gli attori nel processo progettuale.
Occorre anche pensare che il lavoro non esiste in sé (e quindi non deve essere “scoperto”), ma viene continuamente costruito nelle menti degli uomini (e quindi non deve essere “inventato”).

Il lavoro è
1. pensare (come momento fondante e costruttivo),
2. conoscere (cioè esplorare il mondo esterno e interno),
3. organizzare (come distinzione e strutturazione dello spazio vitale),
4. scegliere (come fine dell’onnipotenza e appropriazione, cioè rinuncia)
5.  progettare (cioè realizzare, quindi estraniare).
E ora anche sentire come percezione dei sensi ”.
(Paolo Buonaiuto)

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