art-bit design&c è una community di professionisti che mettono a disposizione della Comunicazione le loro competenze.
Ognuno con le proprie specificità e il proprio campo d'azione, sono accomunati dalla condivisione degli stessi valori e dalla stessa visione creativa delle cose.
In base al progetto commissionato e alle richieste commerciali, i singoli esperti si combinano tra loro a creare dei work-team funzionali al raggiungimento degli obiettivi.
"Essere art-bit" è sinonimo di passione per il proprio lavoro, di competenza, di apertura al nuovo, di rispetto per l'altro; di consapevolezza che "insieme" è meglio che "da soli", che due teste pensano meglio di una, e che tre teste sbagliano meno di due.
In un tempo di Proprietà Privata e di ritenzione del Sapere, art-bit è un gruppo che crede e dimostra col proprio impegno quotidiano che un modo migliore di "fare" e stare al mondo, esiste.
Originali i wallpapers in calcestruzzo, un progetto in cui il cemento interagisce con il variare della temperatura e dell’umiditá per insospettati effetti di poetica decorazione. Piastrelle, lavabi e pavimentazioni per interni ed esterni sono solo le prime dimostrazioni di quanto questo materiale possa offrirci in piena soddisfazione del senso estetico.
La Publicis di Singapore lancia questa bella idea per Nike.
Qualche settimana dopo la Mccann Erickson di Mumbai esce con questa scatola per Reebok.
Possiamo dire che uno guarda all'altro... E non è importante chi arriva prima.... ma l'importante è seguire l'onda... o la scia!
{Equation help you [to organize (your life) in priority] order}
Breder studio è stato istituito nel 2005 con la proposta di aprire la mente in relazione alle rotte, i modi e le potenzialità di progettazione, considerando la realizzazione di prodotti in modo concettuale.
Erik Natzke è un progettista interattivo che è costantemente cerca di confondere le linee tra design e tecnologia. Fantasia, avventura, e il desiderio di stupire per intrattenere , senza annoiare l'utente, sono le forze trainanti che stanno dietro al suo lavoro.
Lavorare con la luce crea l'illusione,
Marcus Tremonto sfuma ulteriormente il permeabile confine tra arte e design con la sua attuale mostra, Lightworks.
E' il risultato di tre anni di lavoro, e la serie "Stitch" utilizzano materiale elettroluminescente per evocare le forme dei lampadari tradizionali fino a degli oggetti astratti. Il trucco sta nell'utilizzo del perspex, un materiale riflettente che crea l'effetto di un intero oggetto.
Si può stabilire come criterio di valutazione di un'opera d'arte il centimetro quadrato, l'esatta misura della superficie di un quadro o di una fotografia? Il SUPERMART proposto dalla galleria ARCH rappresenta una sfida al mercato o è soltanto una provocazione neo-dada?
A dire il vero, come ha scritto Angela Vettese, non esiste un solo mercato dell'arte, ne esistono molti. La segmentazione del mercato è rispecchiata dall'attività delle gallerie, che si rivolgono a una clientela diversa e ben caratterizzata, in base all'età, al ceto, alla cultura e alle motivazioni all'acquisto. Il collezionismo, a ogni modo, è privilegio di pochi, almeno per quanto riguarda le opere degli artisti noti, le cui quotazioni vengono spesso gonfiate grazie a complesse operazioni di marketing. Il circuito dell'arte, gestito attraverso una rete di relazioni fra le principali gallerie, gli spazi espositivi pubblici, gli sponsor e i mediatori resta precluso alla gran parte degli aspiranti frequentatori, si tratti di artisti o di collezionisti.
Le grandi mostre, gli appuntamenti internazionali, i luoghi deputati alla discussione e al confronto propongono opere che il più delle volte risultano estranee ai gusti del pubblico, che utilizzano un linguaggio auto-referenziale, un gergo visuale parallelo a quello della critica specializzata. Si ha così da un lato un ampliamento dell'offerta e della partecipazione all'evento mondano e dall'altro una sostanziale incomunicabilità fra opera d'arte e fruitore, una sorta di schizofrenia fra apprezzamento estetico e quotazione.
Si dirà che anche l'arte, in quanto merce, deve rispettare le logiche del mercato, il gioco della domanda e dell'offerta, la visibilità e la disponibilità dell'oggetto, il suo valore come status symbol. E che la ricerca affannosa del nuovo la avvicina sempre più al sistema della moda. Ma se si perde di vista il fondamento, il valore artistico, quello che si vende è una firma, una certificazione, un attestato di esistenza.
Il disorientamento del pubblico, già perseguito dalle avanguardie, è da tempo un must delle rassegne che contano, il segno distintivo di un'operazione conservatrice e sottilmente reazionaria.
Come s'inserisce il SUPERMART in questo sfavillante e angusto universo di relazioni e speculazioni? In cosa differisce da una banale collettiva, più o meno coerente con un'idea di fondo? E cos'ha di diverso da una fiera, a parte lo spazio e i mezzi finanziari?
Vendere l'arte al centimetro quadro non è solo un escamotage per attirare un pubblico più vasto, la possibilità offerta a nuovi potenziali collezionisti di scoprire e acquistare a buon prezzo opere di giovani artisti. Quella che ARCH propone è prima di tutto un'operazione estetica, l'espressione di un preciso convincimento riguardo alla natura dell'opera d'arte e della sua effettiva fruibilità. Ne è testimonianza l'avvicinamento dell'oggetto all'acquirente, che può non soltanto vederlo, ma toccarlo con mano. L'opera d'arte non è più sacra e inaccessibile, la si può osservare con comodo, sfogliare non solo il catalogo, ma il corpo stesso di un'opera, sia essa quadro o stampa fotografica. Un ritorno alla dimensione dello studio, a quel rapporto diretto con l'oggetto, di cui si possono apprezzare, alla presenza dell'artista, tecnica, stile e materia.
Nel piccolo o grande magazzino dell'arte, pittore e fotografo si mettono in gioco, espongono le loro creazioni al giudizio di un pubblico eterogeneo rinunciando ad aure, diaframmi e birignao. Il centimetro quadro del giudizio induce l'artista a rivedere i conti con se stesso, a riflettere sul potere comunicativo del suo lavoro. L'opera torna a essere il punto di partenza e di arrivo del rapporto con il fruitore. L'adozione del criterio di formato la libera dai veli e permette che venga considerata per quello che è, un oggetto che racchiude un valore simbolico, un modo di pensare l'arte, di vedere il mondo, la frazione di mondo, al tempo stesso esterno e interiore, che l'artista vi racchiude e vi concreta perché al mondo stesso sia poi restituito.
SPAZI ESPOSITIVI:
ARCH ART & JEWELS, Via G. Lanza 91 A - 00184 ROMA
FLEXI Libreria Caffè, Via Clementina 9 - 00184 ROMA
VERNISSAGE: FLEXI Libreria Caffè, Sabato 5 Luglio (18.30)
PERIODO: dal 5 Luglio al 31 Ottobre 2008
Come i social networks stanno trasformando il panorama creativo
I peer-to-peer networks stanno trasformando sia il modo di distribuire l’arte indipendente che l’intero panorama creativo a lungo dominato dalle grandi corporazioni commerciali.
CD, DVD, magazine e giornali sono ormai acqua passata. Basta chiedere a Tower Records, che ha recentemente dichiarato bancarotta.
L’inefficienza dei dischi di plastica dagli alti costi per l’utente e quella dei modelli pubblicitari della carta stampata soccombono di fronte alla velocità e alla flessibilità dei metodi di distribuzione dei contenuti digitali.
I peer-to-peer networks stanno cambiando il modo di fare business, comunicare, pensare, ed ora di fare e distribuire l’arte. I nostri modi di comunicare evolvono grazie a modelli quali gli user generated media, il citizen journalism e i social networks.
Ora sia le grandi aziende che gli artisti indipendenti stanno traendo vantaggio da questa rivoluzione nei modelli di distribuzione dei contenuti. Dal cinema d’arte rilasciato solo attraverso i network p2p come Filter di Anders Weberg, fino alle grandi corporazioni che utilizzano Bit Torrent sembra che il peer to peer stia trasformando il panorama creativo in maniera rilevante.
Qual è l’impatto della cultura peer-to-peer sul modo in cui consumiamo arte e media ?
Ascolta il suono del tuo cuore.
La "Heart Chamber Orchestra" eseguita da 12 musicisti classici e il team di artisti TERMINALBEACH, consiste in una composizione digitale e una visualizzazione in tempo reale controllata dai battiti cardiaci dei performer. Mentre suonano, ciascuno dei 12 musicisti è collegato ad una macchina ECG (Elettro Cardiogramma) con un computer che analizza la frequenza del battito cardiaco. Le informazioni acquisite sono quindi raccolte e usate per comporre simultaneamente un brano. Inoltre, mentre essi suonano, i loro battiti possono influenzare e alterare la musica stessa, similmente ad un meccanismo di feedback dove il risultato acquista in intensità man mano che gli esecutori continuano a suonare. All'inizio non ci sono indicazioni a cui il musicista puù rifarsi. Per questo motivo, non c'è maniera per loro di effettuare delle prove della performance, che risulta dinamica e in grado di cambiare in ogni istante. Essendo quindi ogni performance unica, nello sperimentare performance ripetute, gli spettatori saranno in grado di misurare i livelli di stress dei performer stessi e in cambio di fruire di uno show diverso per ogni evento.
articolo di Jonah Brucker Cohen, su neural.it
I maestri delle periferie desolate.
Gianfranco Botto è nato nel 1963 a Torino; Roberta Bruno è nata nel 1966 a Torino. Vivono e lavorano a Torino.
Protagonista delle opere di Botto & Bruno è il concetto di marginalità, intesa come espressione di disagio giovanile e di degrado urbano e sociale. Le immagini che i due artisti realizzano con video e fotografie sono fondamentalmente anti-realistiche, ottenute dal montaggio di dettagli presi da scenari esistenti, ma modificati e falsificati. Un grande cielo rosso può così sovrastare un paesaggio di periferia urbana, dove personaggi che non mostrano il proprio volto si specchiano in pozze d’acqua che riflettono altre immagini in un continuo gioco di rimandi. Un universo realistico, ma nel contempo inesistente, talmente vero da risultare falso, familiare eppure completamente estraneo e straniante.
Poi sono venuti apparendo personaggi solitari, un inizio possibile di storie di ordinaria condizione umana (infatti si sono aggiunti diaproiezioni, corti video, storyboard filmici con sottofondi di musica). Ma Botto e Bruno non sono interessati a narrazioni psicologiche o a denunce sociali. La loro è una visione esistenziale, una metafora del tempo. Dunque nessuna identificazione di ambienti: sottolineata dalla pratica dei wallpaper, gigantografie che rivestono intere pareti, quasi affreschi del contemporaneo.
l'impegno sociale dell'arte
“Think of my future now” è la frase scritta su un foglio stropicciato di carta che una ragazzina, con il viso coperto dai capelli e dal cappello, straccia. Questo è il momento saliente, finale, dell’ultimo video realizzato da Botto & Bruno, presentato il 20 novembre a Palazzo Strozzi nell’ambito della rassegna video “Cronaca”. Quest’opera è diventato anche lo spot dell’associazione sui diritti dei minori “La Sentinella” ed è proiettato in questo periodo nelle sale cinematografiche. “Pensa al mio futuro ora ” è l’urlo silenzioso del disagio delle periferie, le parole non dette che si leggono negli sguardi dei piccoli abitanti della “Suburbia” contemporanea.
Il lavoro di Gianfranco Botto e Roberta Bruno sulle problematiche dell’alienazione metropolitana – l’anno scorso i due artisti hanno partecipato alla Biennale di Venezia sul tema dell’umanità – s’inserisce in quel filone internazionale di ricerca che coniuga la pratica artistica all’etica e alla denuncia sociale. Anche Documenta di quest’anno – tutta improntata su tematiche sociali e politiche – ha confermato la tendenza di un impegno sempre più incisivo dell’arte in direzione di una riflessione planetare su disagi, sfruttamenti, guerre, povertà
Questo orizzonte nell’arte – in realtà già inaugurato a piene mani negli anni Sessanta da artisti come Joseph Beuys, Vito Acconci, il movimento Fluxus - pone alcune domande lecite e doverose. L’arte contemporanea può investirsi di un ruolo etico e ideologico solitamente baluardo della politica e dell’impegno sociale? E’ un’esigenza partorita dalla crisi dei valori, dal vuoto di contenuti nella cultura o si sta avviando un fenomeno di moda, una stagione artistica del “politically correct” destinata poi ad esaurirsi come tutte le mode? Il confine tra l’arte tout court e un’arte di pura denuncia è spesso confuso. Il rischio rimane quello di creare opere troppo esplicite nei loro contenuti e nelle loro dichiarazioni da divenire omologhi dei reportage televisi o fotografici.
In questo caso l’arte coinciderebbe con la pura informazione. Se invece l’arte mantiene nell’impegno etico e sociale quella dimensione peculiare del fare artistico che esprime la dimensione del reale attraverso le sue figure significanti (come, ad esempio, il simbolo) – conservando l’aura di poesia e di spiritualità tipiche dell’arte -, non si verificherebbero sovrapposizioni e confusioni nei diversi contesti.
Rispetto all’estero l’Italia è ancora ai margini di questa tendenza, anche se sempre più giovani sposano le cause dell’arte “engagé”. Le opere di Botto & Bruno sono l’esempio riuscito di come la denuncia si coniughi a meraviglia con la poesia dell’arte.
A Sculpture Work in Progress
Le etichette di "a sculpture work in progress" si propone di servire come una metafora del viaggio, in grado di registrare memorie del tempo e del luogo per rivelare il senso inespresso dell'identità collettiva.
L'installazione si basa su convenzioni e la familiarità di capi di abbigliamento di comunicare e di scoprire un maggior senso di sé.
Guardare l'etichetta, diventa qui, una valida sfida geografica-psicologica. Il visualizzatore di interpretazione smentisce la sua personale nozioni circa la provenienza geografica, il tempo e la memoria. Questo progetto mira a favorire la comunicazione e la comprensione culturale in senso più ampio.
Puraluce lampada tonda
La lampada è formata da due gusci di plastica trasparente (nas) di forte spessore, stampati ad iniezione che uniti formano dei corpi cavi nei quali vengono alloggiati i componenti elettrici. La lampada può funzionare a parete, a soffitto appesa o appoggiata in orizzontale o verticale.
Ottima in giardino, è stagna.
Noi siamo un'agenzia ecologicamente responsabile!
Preoccupati per il fatto che l'ecologia è ora una priorità e che lavoriamo in una catena di produzione di beni di consumo, abbiamo deciso di essere ecologicamente responsabile nel nostro lavoro e nella nostra quotidianità. Questo approccio richiede:
-- L'eliminazione del 98% dei documenti stampati a favore della comunicazione digitale e principalmente la possibilità di farlo tramite Internet in formato digitale.
-- L'invito all'incontro.
-- L'uso del trasporto pubblico (treni, metropolitana) per tutti i nostri viaggi.
-- Nei nostri acquisti preferiamo i prodotti naturali (bio), e tutti quei prodotti più vicino possibile a noi per evitare trasporti non necessari.Questi valori sono la risposta più significativa allo sviluppo sostenibile.
-- L'uso di legno certificato delle nostre collezioni.
-- Il desiderio di coinvolgere i nostri clienti nello stesso approccio.
-- Risparmio energetico.
-- Un riciclaggio dei nostri rifiuti.
-- L'economia d'acqua.
-- Ecc ...
Ci auguriamo che la nostra sensibilità a favore dell'ambiente sia adottata dai nostri clienti e partner al fine di responsabilizzarsi per lo sviluppo sostenibile.
Aderire significa inserire il logo nel proprio sito.
AD!DICT CREATIVE LAB
Il laboratorio creativo belga ha prodotto un decalogo per "R"icreare il mondo ideale in 10 passi.
1 - riflettere
"abbiamo urgentemente bisogno di una nuova generazione di imprenditori!", afferma risoluto il noto designer Alberto Meda:. La missione di addictlab è di aiutare lo sviluppo di open source innovativi che incoraggino a mostrare tanti modi creativi di costruire un mondo migliore. Le discussioni fuori dagli schemi, il pensiero creativo senza limitazioni e le riflessioni creano innovazione. L'industria dovrebbe prendere ispirazione...
2 - ricostruire
non possiamo più partire da zero. Il panorama urbano globale e sovraffollato. I punti ciechi sono finiti. Le pagine bianche sono rare. Così ogni volta che costruiamo, dobbiamo ricostruire. Usare ciò che è rimasto e ciò che ci è stato lasciato.
3 - ripensare
siamo in uno stato di guerra perenne, contro noi stessi e contro l'ecosistema che ci permette di vivere. Lotta per la sopravvivenza perenne, paura perenne. Nel contesto attuale, questa paura deriva dal nostro desiderio estremo di autenticità e si manifesta nella nostra insaziabile cultura collettiva del consumo. In fondo noi temiamo di non poter mai essere soddisfatti. Un archivio espanso di miti di marca e icone nutre questa paura. Il pensiero critico, il libero arbitrio e il networking possono trasformare la paura in reazione.
4 - ridurre
lo spazio non è più una merce ma è diventato una risorsa. Proprio come il petrolio, lo spazio diventerà sempre più costoso e scarso. Tutte le idee che limitano i nostri bisogni e i nostri oggetti, che riportano tutte le attività umane in spazi limitati, che riducono gli sprechi o risparmiano le risorse naturali sono benvenute e necessarie.
5 - rinutrire
noi essere umani abbiamo bisogno di energia per esistere. Il cibo è il mezzo per generare questa energia. Abbiamo bisogno di ripensare alla nostra razione quotidiana: cosa mangiamo, quando, come, e soprattutto, perché. Il nuovo cibo e i nuovi tipi di alimentazione dovrebbero essere una trasposizione di valori culturali e tradizionali, mischiati con i bisogni elementari contemporanei, globali ed emotivi.
6 - ricordare
dobbiamo guardare avanti, ma sempre con un occhio rivolto al passato. Il futuro è incastonato nel passato. La memoria può essere recuperata e dovrebbe essere tenuta in considerazione per promuovere l'identità e la diversità.
7 - riutilizzare
usare materiali esistenti ma ripensare la loro funzione. Ciò che ci circonda potrebbe essere la prossima grande scoperta.
8 - riciclare
interpretatelo letteralmente. Oggetti e abitudini dovrebbero essere inseriti in un circolo infinito. Lo sviluppo non dovrebbe mai essere lineare, perché questo implica un punto di partenza e una fine. Il processo (produzione, distribuzione, uso - ossia consumo) dovrebbe essere un moto perpetuo.
9 - rispettare
tendiamo a rinnegare l'imperfezione. Invecchiare, ammalarsi, morire sono tabù. Ma dato che tutto questo ci capiterà, non dovrebbe coglierci di sorpresa. Ma come una parte della nostra vita. Il design non è selettività, è azione globale, il design è per tutto.
10 - reagire
ogni azione è importante. Ogni pensiero è importante, non importa quanto sia piccolo. E' un processo di collaborazione. Moltiplica il tuo piccolo passo per quello fatto da un grande gruppo di persone e farai un salto intorno al pianeta: tutti questi piccoli passi cambiano il mondo. Reagire è il messaggio non detto ma auspicabile.
Tutti i punti sono illustrati in "AD!DICT" #28: WORLD 2.0
Per l'articolo e la traduzione un grazie alla nuova rivista: PURPLE MAGAZINE