parlo di me

P.B. non si trova in nessun punto.
E se per qualche motivo preciso dovesse essere da qualche parte, egli,
non riuscirebbe di certo ad immagginarselo. E se prima o poi sarà
chiaro esso abbraccerà variopinte sensazioni, che per il momento sono solo trasformazioni di parole che sostituiscono ricordi, passioni, energia, colori
di vita. Sia che esse siano state celate per un lungo tempo in un luogo anacronistico a fermentare o che si siano manifestate improvvisamente e che si s siano manifestate improvvisamente e così nell'immediato sottolineate sulla carta.
P.B. tenta di arrestare il movimento perpetuo del peregrinare incerto sul terreno brullo che è l'emblema dei passi segnati dall'ognuna e singola esistenza.
Tenta audacemente di dare un profilo oggettivo mediante la intima rievocazione sensoriale. Spersonalizzazione del tutto con il tentativo di collocarlo in una armonia che vorticosamente cerca la sua pace nella statica impressione del segno lasciato per sempre sulla carta. E' la ricerca dell'attimo in cui si è assaporato il senso, seppur infinitamente piccolo. E' il ricordo degli anni passati, che lasciati all'indietro, vengono assopiti nella nebbia della memoria sempre più vacui e brevi, e per quanto ci si sforzi di farli rivivere come le vere e stesse intime esperienze vissute, sfuggono al dolore della memoria e del tempo. Sfondi pieni e sfaccettati, accompagnando i testi, assumono il colore indefinito dell'intuizione difficile da identificare. E' solo un ronzio quello che ora percepisce. Una alterazione della fantasia. Storie e spazi si concretizzano sul luogo anonimo del foglio bianco. Espansione del dominio, correnti elettriche, scariche generazionali. Tra silenzi sedimentanti e di parole scambiate con il vuoto e l'amore dichiarato per questa esistenza varia e molteplice, cresce. E se il nuovo avvenire dovrà disporsi intorno a un ritorno delle nostre origini.
P.B. è solo al punto di partenza del lungo viaggio:

... Solo mi incammino
leggero e spavaldo
certo che i miei superbi colori
iluminino il tetro mondo.
E sol ora vedo lasciar colare,
dai sublimi esseri
il cui creato è composto,
le tinte più calde.

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