blog di colore


born magazine: art and literature, together


pubblicato da colore - 5 Settembre, 2008 - 13:45
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Born Magazine è un luogo sperimentale dove possono integrarsi opere letterarie e arti dei media interattivi.
Progetti originali vengono portati alla luce attraverso la collaborazione creativa tra scrittori e artisti visivi.

Il web magazine di Los Angeles fornisce ispirazioni di grande effetto unendo flash design e letteratura.
Ogni progetto è frutto della collaborazione di uno scrittore/poeta e di un designer.





eco-clubbing: sustainable dance club


pubblicato da colore - 3 Settembre, 2008 - 16:41
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L'olandese Enviu, agenzia che promuove progetti di sostenibilità ambientale, e gli architetti della Döll, hanno sviluppato una serie di tecnologie capaci di realizzare club ad emissioni ridotte.
L'invenzione chiave di questo progetto è il sustainable dance floor, concepito per incamerare l'energia rilasciata dai corpi danzanti. Un sistema di accumulatori, probabilmente simili a sensori di pressione, sono posti sotto la pavimentazione della "pista da ballo". Il movimento viene assorbito e trasformato in energia, che a sua volta alimenta le facility del club (P.A., luci...).

Altre interessanti trovate sono gli scarichi dei bagni alimentati dal sudore, e luci formate da LED. Ultimamente diventano molto ricorrenti progetti che vedono nel corpo umano, e nel suo movimento nello spazio circostante, una fonte di energia. Sono stati ideati, infatti, abiti e wearables che sfruttano tale principio per alimentare le device (ovviamente a basso consumo) integrate. Sempre più vedremo tecnologie del corpo che funzioneranno probabilmente come organismi parassitari o simbiotici, alimentandosi dell'energia emessa dal nostro essere vivi e rilasciandoci a loro volta energia sotto forma di informazione.

Tony Canonico
www.neural.it





vj art - samsung F480


pubblicato da colore - 20 Agosto, 2008 - 14:17
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Prendiamo una normale performance live di un dj, collegato con tanti vj-ing che rubano immagini delle discipline olimpiche e i loro rispettivi rumori/suoni,in tempo reale con un videofonino...
Si collegano tra loro in rete ed il risultato: un mix di musica e filmati in tempo reale su un palco; il tutto con intelligenza e gusto.

E' la consacrazine del fenomeno della Vj Art. Da linguaggio underground a vera espressione da massmedia.

Nato come accompagnamento, "visualizzazione" dell'immaginario musicale, assurge col tempo a Vj Art, espressione iconografica in stretta relazione con la sperimentazione musicale.

Le video performance dei vj é un modo eterogeneo per stili e gusti compositivi ma accumunato da una "filosofia" e soprattutto da una pratica, da una "gestualità" nel comporre che merita approfondimenti, in quanto specchio di nuove sensibilità che si affacciano nel mondo dei produttori di comunicazione visiva.





philips: bio-architetture sostenibili


pubblicato da colore - 5 Agosto, 2008 - 13:24
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La casa come un organismo vivente.

Le abitazioni del 2020. Off the Grid: organismi che dialogano con l’ambiente dal quale traggono acqua, aria, luce e calore. Un nuovo concetto di casa ecosostenibile e futuribile (tutte le foto a fine articolo).

Dopo gli elettro-tatuaggi e gli accessori sensibili e lumalive, è sempre la Philips a proporci un altro progetto, questa volta destinato alle abitazioni. Senza dubbio più utile dei precedenti e più attento alle problematiche ambientali contemporanee e future.

Si chiamano Off The Grid, Sustainable Habitat 2020, e sono le nuove bio-architetture progettate dalla PHILIPS. Ogni palazzo è progettato con una “pelle” particolare che, proprio come un essere vivente, reagisce e interagisce con l’ambiente, recupera le acque piovane, immagazzina calore, scherma o lascia passare tutta la luce che desideriamo, recupera energia pulita…

Le nuove architetture Off the Grid hanno un aspetto leggero alla vista e si integrano perfettamente all’ambiente circostante. La struttura esterna è formata da “pelli sensibili” capaci di mutare le proprie caratteristiche fisiche e regolare diversi aspetti come luce, aria, acqua ed energia. Vediamo come.

Il corpo Off the Grid, come si vede dalle foto, si manifesta con una struttura leggera caratterizzata da particolari “fiori” , nucleo fondamentale di tutto i lunzionamento bio-mimetico dell’edificio. A seconda delle necessità questi “fiori ” possono essere aperti (come dei fiori che sbocciano) per lasciar passare più o meno luce fino a rendere tutto l’appartamento completamente trasparente. Questo sistema riduce drasticamente l’utilizzo di luce artificiale in favore di quella naturale favorendo la salute ed il benessere psicofisico delle persone.

Aria. Sempre gli stessi “fiori “, destinati a lasciar passare più o meno luce, fungono anche da incanalatori di aria e vento. Il passaggio delle correnti di aria all’interno dei “fiori” genera energia pulita destinata ad alimentare l’edificio stesso fornendo, in più, aria pulita (depurata e privata di agenti allergici o tossici) per gli interni dell’edicifio e, grazie ai sistemi di canalizzazione, l’aria può anche essere raffreddata naturalmente (per i periodi estivi).

Acqua. Grazie ai “fiori” è possibile recuperare tutta l’acqua piovana e l’umidità presente nell’aria (anche nei periodi di siccità). Una volta purificata e filtrata è possibile riutilizzarla nel circuito chiuso della casa.

Rifiuti ed energia. I rifiuti organici vengono trasformati in energia di biogas utilizzabile per il riscaldamento dell’appartamento o dell’acqua per il lavaggio.

Il progetto è destinato alle megalopoli del 2020, in particolare alle emergenti megalopoli cinesi, ma immagino non ci dispiacerebbe avere edifici del genere anche in Italia.

articolo originale di Ivana, tratto dal link: architetturaedesign.it





bmw gina - light visionary model


pubblicato da colore - 5 Agosto, 2008 - 13:12
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Da un prototipo definito “visionario” non si può attendere null’altro che la volontà di stupire, di creare incredulità: Bmw presenta il concept-studio GINA Light Visionary Model, auto malleabile e capace di mutare il proprio aspetto a seconda dei gusti del guidatore. L’innovazione radicale rivolta alla conformazione della carrozzeria.

La spiegazione tecnica è piuttosto semplice: un tessuto elasticizzato ricopre dei “prolungamenti” del telaio, mobili ed elettro-attuati, così da ottenere una resa estetica differente alla semplice pressione di un pulsante. Ma non è tutto: anche l’interno si può adattare al movimento dei pannelli.

Geniale, no?





fuse magazine - lee stokes


pubblicato da colore - 1 Agosto, 2008 - 13:17
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Nuova formato della rivista e tipo di carattere per il rilancio di Fuse.
Il concetto di questa rivista è che gli abbonati hanno la possibilità di decidere i contenuti che vanno all'interno ogni mese; infatti, attraverso dei concorsi, essi scaricano i loro lavori on-line.

L'idea alla base della nuova identità e look della rivista per il suo rilancio è quello di prendere e manomettere gli elementi visivi degli altri siti web per creare la sua propria forma, di conseguenza integrandosi con la parola 'fuse'.

Ed ecco nascere spontaneamente anche un nuovo font..





radiohead 3d


pubblicato da colore - 23 Luglio, 2008 - 10:23
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L'era dei video open source: ecco la nuova clip dei Radiohead

Quella di "House of cards", girata senza telecamere o luci, realizzata con tecnologie 3d. Le immagini sono modificabili e si possono condividere su YouTube

La musica nell'era di Matrix, è sicuramente quella dei Radiohead. Solo la rock band inglese di Thom Yorke in questo momento è in grado di girare il video del nuovo singolo "House of Cards" senza telecamera, con tecnologie digitali all'avanguardia - tanto per capirsi tipo quelle di Street View di Google - e condividere con i propri fan i dati, in modo da poter modificare le immagini e inventare infinite versioni della clip.

Le novità. La prima sorprendente idea è che grazie a queste tecnologie l'utente che sta ascoltando il video può navigarci dentro, spostare l'inquadratura e cambiarne la prospettiva. L'altra invenzione è del tutto futuristica: grazie all'alleanza con Google Code tramite un apposito visore, gli utenti potranno "addirittura mettere mano direttamente sui dati per realizzare appositi remix", come si legge sul blog di Google Italia. Mentre il testo e la musica della canzone sono protetti dal diritto d'autore, il video è manipolabile dagli utenti, usando la licenza Creative Commons e grazie al codice "opensource" offerto da Google Code.

Chiunque vada su Google Code può creare una propria versione del video e condividerla poi con un gruppo di appassionati su YouTube. Anche se il video è stato pubblicato sul web solo il 13 luglio scorso, è stato visto già da oltre un milione e seicento mila utenti. Invece i video manipolati e condivisi dal gruppo di fan sono fino ad ora pochi, meno di trenta.

Il video. House of Cards è stato realizzato con due sistemi di acquisizione di video 3D: uno è Geometric Informatics, che produce luci strutturate per catturare dettagliate immagini in tre dimensioni a breve distanza, l'altro utilizza la tecnologia Velodyne LIDAR, che crea una specie di mappa dell'area circostante disegnando un'immagine a tre dimensioni, tramite 64 raggi laser che ruotano a 360 gradi, 900 volte al minuto. Sono tecnologie di scannerizzazione tridimensionale che, acquisendo le informazioni sulle forme e sulle distanze degli oggetti, creano una serie di dati che vanno a formare una descrizione geometrica della scena.

Il risultato non è un'immagine digitale "classica", come una foto, ma delle figure costruite da un insieme di punti. Per chi ha visto il video è facile ricordare come il viso del cantante si distrugge e si ricrea con questi punti che sembrano prendere vita, illuminarsi e volare via.

di FRANCESCA GUINAND dal sito di repubblica.it





non-format


pubblicato da colore - 10 Luglio, 2008 - 23:11
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Chi l'ha detto che un catalogo non debba avere diverse misure in un unico allestimento?





freixenet


pubblicato da colore - 10 Luglio, 2008 - 11:34
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nuovo prodotto e nuovo modo di bere per il miniblack della freixenet.





solid poetry


pubblicato da colore - 8 Luglio, 2008 - 18:36
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Originali i wallpapers in calcestruzzo, un progetto in cui il cemento interagisce con il variare della temperatura e dell’umiditá per insospettati effetti di poetica decorazione. Piastrelle, lavabi e pavimentazioni per interni ed esterni sono solo le prime dimostrazioni di quanto questo materiale possa offrirci in piena soddisfazione del senso estetico.





la scatola piena


pubblicato da colore - 4 Luglio, 2008 - 09:57
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La Publicis di Singapore lancia questa bella idea per Nike.
Qualche settimana dopo la Mccann Erickson di Mumbai esce con questa scatola per Reebok.
Possiamo dire che uno guarda all'altro... E non è importante chi arriva prima.... ma l'importante è seguire l'onda... o la scia!





estudio breder


pubblicato da colore - 4 Luglio, 2008 - 09:37
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{Equation help you [to organize (your life) in priority] order}

Breder studio è stato istituito nel 2005 con la proposta di aprire la mente in relazione alle rotte, i modi e le potenzialità di progettazione, considerando la realizzazione di prodotti in modo concettuale.





erik natzke


pubblicato da colore - 3 Luglio, 2008 - 09:26

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Erik Natzke è un progettista interattivo che è costantemente cerca di confondere le linee tra design e tecnologia. Fantasia, avventura, e il desiderio di stupire per intrattenere , senza annoiare l'utente, sono le forze trainanti che stanno dietro al suo lavoro.





marcus tremonto


pubblicato da colore - 3 Luglio, 2008 - 09:17
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Lavorare con la luce crea l'illusione,
Marcus Tremonto sfuma ulteriormente il permeabile confine tra arte e design con la sua attuale mostra, Lightworks.
E' il risultato di tre anni di lavoro, e la serie "Stitch" utilizzano materiale elettroluminescente per evocare le forme dei lampadari tradizionali fino a degli oggetti astratti. Il trucco sta nell'utilizzo del perspex, un materiale riflettente che crea l'effetto di un intero oggetto.





arte al centimetro quadro


pubblicato da colore - 2 Luglio, 2008 - 14:45
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Si può stabilire come criterio di valutazione di un'opera d'arte il centimetro quadrato, l'esatta misura della superficie di un quadro o di una fotografia? Il SUPERMART proposto dalla galleria ARCH rappresenta una sfida al mercato o è soltanto una provocazione neo-dada?
A dire il vero, come ha scritto Angela Vettese, non esiste un solo mercato dell'arte, ne esistono molti. La segmentazione del mercato è rispecchiata dall'attività delle gallerie, che si rivolgono a una clientela diversa e ben caratterizzata, in base all'età, al ceto, alla cultura e alle motivazioni all'acquisto. Il collezionismo, a ogni modo, è privilegio di pochi, almeno per quanto riguarda le opere degli artisti noti, le cui quotazioni vengono spesso gonfiate grazie a complesse operazioni di marketing. Il circuito dell'arte, gestito attraverso una rete di relazioni fra le principali gallerie, gli spazi espositivi pubblici, gli sponsor e i mediatori resta precluso alla gran parte degli aspiranti frequentatori, si tratti di artisti o di collezionisti.

Le grandi mostre, gli appuntamenti internazionali, i luoghi deputati alla discussione e al confronto propongono opere che il più delle volte risultano estranee ai gusti del pubblico, che utilizzano un linguaggio auto-referenziale, un gergo visuale parallelo a quello della critica specializzata. Si ha così da un lato un ampliamento dell'offerta e della partecipazione all'evento mondano e dall'altro una sostanziale incomunicabilità fra opera d'arte e fruitore, una sorta di schizofrenia fra apprezzamento estetico e quotazione.

Si dirà che anche l'arte, in quanto merce, deve rispettare le logiche del mercato, il gioco della domanda e dell'offerta, la visibilità e la disponibilità dell'oggetto, il suo valore come status symbol. E che la ricerca affannosa del nuovo la avvicina sempre più al sistema della moda. Ma se si perde di vista il fondamento, il valore artistico, quello che si vende è una firma, una certificazione, un attestato di esistenza.
Il disorientamento del pubblico, già perseguito dalle avanguardie, è da tempo un must delle rassegne che contano, il segno distintivo di un'operazione conservatrice e sottilmente reazionaria.

Come s'inserisce il SUPERMART in questo sfavillante e angusto universo di relazioni e speculazioni? In cosa differisce da una banale collettiva, più o meno coerente con un'idea di fondo? E cos'ha di diverso da una fiera, a parte lo spazio e i mezzi finanziari?
Vendere l'arte al centimetro quadro non è solo un escamotage per attirare un pubblico più vasto, la possibilità offerta a nuovi potenziali collezionisti di scoprire e acquistare a buon prezzo opere di giovani artisti. Quella che ARCH propone è prima di tutto un'operazione estetica, l'espressione di un preciso convincimento riguardo alla natura dell'opera d'arte e della sua effettiva fruibilità. Ne è testimonianza l'avvicinamento dell'oggetto all'acquirente, che può non soltanto vederlo, ma toccarlo con mano. L'opera d'arte non è più sacra e inaccessibile, la si può osservare con comodo, sfogliare non solo il catalogo, ma il corpo stesso di un'opera, sia essa quadro o stampa fotografica. Un ritorno alla dimensione dello studio, a quel rapporto diretto con l'oggetto, di cui si possono apprezzare, alla presenza dell'artista, tecnica, stile e materia.

Nel piccolo o grande magazzino dell'arte, pittore e fotografo si mettono in gioco, espongono le loro creazioni al giudizio di un pubblico eterogeneo rinunciando ad aure, diaframmi e birignao. Il centimetro quadro del giudizio induce l'artista a rivedere i conti con se stesso, a riflettere sul potere comunicativo del suo lavoro. L'opera torna a essere il punto di partenza e di arrivo del rapporto con il fruitore. L'adozione del criterio di formato la libera dai veli e permette che venga considerata per quello che è, un oggetto che racchiude un valore simbolico, un modo di pensare l'arte, di vedere il mondo, la frazione di mondo, al tempo stesso esterno e interiore, che l'artista vi racchiude e vi concreta perché al mondo stesso sia poi restituito.

SPAZI ESPOSITIVI:
ARCH ART & JEWELS, Via G. Lanza 91 A - 00184 ROMA
FLEXI Libreria Caffè, Via Clementina 9 - 00184 ROMA

VERNISSAGE: FLEXI Libreria Caffè, Sabato 5 Luglio (18.30)
PERIODO: dal 5 Luglio al 31 Ottobre 2008





arte peer to peer


pubblicato da colore - 30 Giugno, 2008 - 17:47
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Come i social networks stanno trasformando il panorama creativo

I peer-to-peer networks stanno trasformando sia il modo di distribuire l’arte indipendente che l’intero panorama creativo a lungo dominato dalle grandi corporazioni commerciali.
CD, DVD, magazine e giornali sono ormai acqua passata. Basta chiedere a Tower Records, che ha recentemente dichiarato bancarotta.
L’inefficienza dei dischi di plastica dagli alti costi per l’utente e quella dei modelli pubblicitari della carta stampata soccombono di fronte alla velocità e alla flessibilità dei metodi di distribuzione dei contenuti digitali.

I peer-to-peer networks stanno cambiando il modo di fare business, comunicare, pensare, ed ora di fare e distribuire l’arte. I nostri modi di comunicare evolvono grazie a modelli quali gli user generated media, il citizen journalism e i social networks.
Ora sia le grandi aziende che gli artisti indipendenti stanno traendo vantaggio da questa rivoluzione nei modelli di distribuzione dei contenuti. Dal cinema d’arte rilasciato solo attraverso i network p2p come Filter di Anders Weberg, fino alle grandi corporazioni che utilizzano Bit Torrent sembra che il peer to peer stia trasformando il panorama creativo in maniera rilevante.
Qual è l’impatto della cultura peer-to-peer sul modo in cui consumiamo arte e media ?





heart chamber orchestra


pubblicato da colore - 30 Giugno, 2008 - 14:56
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Ascolta il suono del tuo cuore.

La "Heart Chamber Orchestra" eseguita da 12 musicisti classici e il team di artisti TERMINALBEACH, consiste in una composizione digitale e una visualizzazione in tempo reale controllata dai battiti cardiaci dei performer. Mentre suonano, ciascuno dei 12 musicisti è collegato ad una macchina ECG (Elettro Cardiogramma) con un computer che analizza la frequenza del battito cardiaco. Le informazioni acquisite sono quindi raccolte e usate per comporre simultaneamente un brano. Inoltre, mentre essi suonano, i loro battiti possono influenzare e alterare la musica stessa, similmente ad un meccanismo di feedback dove il risultato acquista in intensità man mano che gli esecutori continuano a suonare. All'inizio non ci sono indicazioni a cui il musicista puù rifarsi. Per questo motivo, non c'è maniera per loro di effettuare delle prove della performance, che risulta dinamica e in grado di cambiare in ogni istante. Essendo quindi ogni performance unica, nello sperimentare performance ripetute, gli spettatori saranno in grado di misurare i livelli di stress dei performer stessi e in cambio di fruire di uno show diverso per ogni evento.

articolo di Jonah Brucker Cohen, su neural.it





botto § bruno


pubblicato da colore - 29 Giugno, 2008 - 09:26
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I maestri delle periferie desolate.

Gianfranco Botto è nato nel 1963 a Torino; Roberta Bruno è nata nel 1966 a Torino. Vivono e lavorano a Torino.

Protagonista delle opere di Botto & Bruno è il concetto di marginalità, intesa come espressione di disagio giovanile e di degrado urbano e sociale. Le immagini che i due artisti realizzano con video e fotografie sono fondamentalmente anti-realistiche, ottenute dal montaggio di dettagli presi da scenari esistenti, ma modificati e falsificati. Un grande cielo rosso può così sovrastare un paesaggio di periferia urbana, dove personaggi che non mostrano il proprio volto si specchiano in pozze d’acqua che riflettono altre immagini in un continuo gioco di rimandi. Un universo realistico, ma nel contempo inesistente, talmente vero da risultare falso, familiare eppure completamente estraneo e straniante.

Poi sono venuti apparendo personaggi solitari, un inizio possibile di storie di ordinaria condizione umana (infatti si sono aggiunti diaproiezioni, corti video, storyboard filmici con sottofondi di musica). Ma Botto e Bruno non sono interessati a narrazioni psicologiche o a denunce sociali. La loro è una visione esistenziale, una metafora del tempo. Dunque nessuna identificazione di ambienti: sottolineata dalla pratica dei wallpaper, gigantografie che rivestono intere pareti, quasi affreschi del contemporaneo.

l'impegno sociale dell'arte

“Think of my future now” è la frase scritta su un foglio stropicciato di carta che una ragazzina, con il viso coperto dai capelli e dal cappello, straccia. Questo è il momento saliente, finale, dell’ultimo video realizzato da Botto & Bruno, presentato il 20 novembre a Palazzo Strozzi nell’ambito della rassegna video “Cronaca”. Quest’opera è diventato anche lo spot dell’associazione sui diritti dei minori “La Sentinella” ed è proiettato in questo periodo nelle sale cinematografiche. “Pensa al mio futuro ora ” è l’urlo silenzioso del disagio delle periferie, le parole non dette che si leggono negli sguardi dei piccoli abitanti della “Suburbia” contemporanea.
Il lavoro di Gianfranco Botto e Roberta Bruno sulle problematiche dell’alienazione metropolitana – l’anno scorso i due artisti hanno partecipato alla Biennale di Venezia sul tema dell’umanità – s’inserisce in quel filone internazionale di ricerca che coniuga la pratica artistica all’etica e alla denuncia sociale. Anche Documenta di quest’anno – tutta improntata su tematiche sociali e politiche – ha confermato la tendenza di un impegno sempre più incisivo dell’arte in direzione di una riflessione planetare su disagi, sfruttamenti, guerre, povertà

Questo orizzonte nell’arte – in realtà già inaugurato a piene mani negli anni Sessanta da artisti come Joseph Beuys, Vito Acconci, il movimento Fluxus - pone alcune domande lecite e doverose. L’arte contemporanea può investirsi di un ruolo etico e ideologico solitamente baluardo della politica e dell’impegno sociale? E’ un’esigenza partorita dalla crisi dei valori, dal vuoto di contenuti nella cultura o si sta avviando un fenomeno di moda, una stagione artistica del “politically correct” destinata poi ad esaurirsi come tutte le mode? Il confine tra l’arte tout court e un’arte di pura denuncia è spesso confuso. Il rischio rimane quello di creare opere troppo esplicite nei loro contenuti e nelle loro dichiarazioni da divenire omologhi dei reportage televisi o fotografici.

In questo caso l’arte coinciderebbe con la pura informazione. Se invece l’arte mantiene nell’impegno etico e sociale quella dimensione peculiare del fare artistico che esprime la dimensione del reale attraverso le sue figure significanti (come, ad esempio, il simbolo) – conservando l’aura di poesia e di spiritualità tipiche dell’arte -, non si verificherebbero sovrapposizioni e confusioni nei diversi contesti.
Rispetto all’estero l’Italia è ancora ai margini di questa tendenza, anche se sempre più giovani sposano le cause dell’arte “engagé”. Le opere di Botto & Bruno sono l’esempio riuscito di come la denuncia si coniughi a meraviglia con la poesia dell’arte.





labels project - luca pizzaroni


pubblicato da colore - 28 Giugno, 2008 - 14:01
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A Sculpture Work in Progress

Le etichette di "a sculpture work in progress" si propone di servire come una metafora del viaggio, in grado di registrare memorie del tempo e del luogo per rivelare il senso inespresso dell'identità collettiva.
L'installazione si basa su convenzioni e la familiarità di capi di abbigliamento di comunicare e di scoprire un maggior senso di sé.
Guardare l'etichetta, diventa qui, una valida sfida geografica-psicologica. Il visualizzatore di interpretazione smentisce la sua personale nozioni circa la provenienza geografica, il tempo e la memoria. Questo progetto mira a favorire la comunicazione e la comprensione culturale in senso più ampio.





puraluce


pubblicato da colore - 28 Giugno, 2008 - 13:02
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Puraluce lampada tonda
La lampada è formata da due gusci di plastica trasparente (nas) di forte spessore, stampati ad iniezione che uniti formano dei corpi cavi nei quali vengono alloggiati i componenti elettrici. La lampada può funzionare a parete, a soffitto appesa o appoggiata in orizzontale o verticale.
Ottima in giardino, è stagna.